mercoledì, Agosto 4, 2021
 

Un deserto in bocca?

Talvolta è difficile fare la differenza tra un semplice disagio e una malattia conclamata: la xerostomia o secchezza della bocca fa parte dei disturbi mal riconosciuti dai pazienti e poco affrontati dai medici. Eppure, questa patologia comporta numerose conseguenze, sia sul piano somatico che psicologico.

Perché proprio io?

L’insufficiente produzione di saliva ha essenzialmente due cause: una terapia (farmacologica, radioterapica, chemioterapica) o una malattia sottostante, quale la sindrome di Gougerot-Sjögren, il diabete, alcune neuropatie o l’ipotiroidismo.

Esistono numerosi farmaci che possono indurre iposcialia (iposalivazione), in particolare alcuni antidepressivi, antipertensivi, antiparkinsoniani, antistaminici o antiemetici.

La secchezza della bocca può dipendere anche da quegli eterni guastafeste che sono lo stress, l’alcol, il fumo o la cannabis. La prevalenza della xerostomia aumenta in misura molto significativa con l’età, passando dal 20% a 20 anni al 37% a 70 anni.

Che cosa posso fare?

Questa patologia comporta inevitabilmente uno scompenso della flora del cavo orale, e pertanto un aumentato rischio di micosi, carie, gengivite, afte o alitosi (alito cattivo). La digestione può risultare alterata da masticazione e deglutizione meno efficaci. Non è escluso che ci siano alterazioni della percezione gustativa o della fonazione, con tutte le ripercussioni psicologiche che ne derivano.

Sono stati proposti vari prodotti con risultati incerti: i colluttori antisettici finiscono per nuocere alla flora non patogena, le pastiglie da sciogliere in bocca risolvono solo alcune conseguenze della xerostomia (afte, gengivite).

Ci sono però gel e spray i cui principi attivi (2QR) regolano la flora batterica, stimolano la cicatrizzazione e alleviano le infiammazioni. In associazione con il trattamento della causa (ove possibile), migliorano notevolmente la vita quotidiana dei pazienti.

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