mercoledì, Agosto 4, 2021
 

Immunità amore mio!

Viviamo in un mondo di comunicazione, in cui l’accessibilità dei trasporti e il boom demografico hanno facilitato straordinariamente la diffusione delle malattie infettive. Inoltre, lo stress psicofisico, piaga del mondo occidentale, contribuisce innegabilmente ad alterare le nostre difese immunitarie che non sono certo al top. C’è un’unica soluzione… è necessario stringersi a coorte!

L’immunità e le sue truppe

Le nostre prime difese sono innanzitutto barriere fisiche, come la pelle, le mucose respiratorie o digestive. Queste barriere protettive possono evidentemente essere danneggiate ed aggredite da agenti di natura fisico-chimica, ma anche batteriologica o virale. Tali attacchi vengono immediatamente rilevati da alcune cellule dei tessuti, che operano come vere e proprie sentinelle. Quando vengono in contatto con gli invasori, queste cellule, i mastociti, rilasciano dosi massicce di mediatori dell’infiammazione mediante degranulazione, mentre i macrofagi producono dei modulatori di questa infiammazione: il processo è avviato!

Questa prima fase porta al reclutamento delle cellule immunitarie in circolo, i granulociti neutrofili e i monociti, che migrano a vele spiegate verso il sito dell’infezione. Quando arrivano sul posto, identificano il nemico grazie agli anticorpi specifici prodotti dai linfociti B. Una volta fissate al patogeno (chemiotassi), le nostre cellule “pulitrici” (neutrofili e monociti diventati macrofagi) fagocitano gli ospiti indesiderati e rilasciano agenti microbicidi e citotossici… ecco fatta piazza pulita!

Sostanze attive molto stimolanti

Questo richiamo estremamente semplificato ci consente di capire quali siano alcune delle potenziali leve da azionare per rafforzare la risposta immunitaria. Spesso alcune vitamine svolgono un ruolo fondamentale in questi meccanismi.

È così per la vitamina C, di cui oggi conosciamo meglio le modalità di azione: stimola i neutrofili migliorando soprattutto l’attività fagocitaria e la produzione di derivati reattivi dell’ossigeno (DRO) per eliminare gli intrusi indesiderati.

La vitamina D, invece, interviene nella maturazione dei linfociti, nell’elaborazione dei peptidi anti-infettivi e nella fagocitosi. L’assunzione di integratori durante l’inverno consente peraltro di ridurre notevolmente la vulnerabilità all’influenza.

E gli oligoelementi in tutto ciò? Anch’essi sono molto preziosi, ad iniziare dallo zinco. Oltre a contribuire all’integrità della barriera mucosa e cutanea, interviene anche come cofattore in numerose reazioni enzimatiche della risposta immunitaria. Tra l’altro, contribuisce anche alla maturazione dei linfociti. Attenzione però non assumerne dosi elevate (= 75 mg) se non per un periodo molto limitato (per es. in caso di raffreddamento acuto), poiché sussiste il rischio di ridurre la chemiotassi dei neutrofili e dei macrofagi.

Il selenio non è da meno perché il suo potere antiossidante (attivazione della glutatione-perossidasi) svolge un ruolo nella protezione delle cellule fagocitarie.

Questi sono quattro compagni di strada essenziali per attraversare l’inverno.

Un caso particolare: i betaglucani

Si tratta di polisaccaridi formati esclusivamente da molecole di D-glucosio. Questi zuccheri sono naturalmente presenti soprattutto nella crusca dei cereali e nella parete cellulare del lievito da panificazione (Saccharomyces cerevisiae).

Tra i numerosi glucani, ce n’è uno che è particolarmente degno di attenzione quando si parla di immunità. Si tratta del beta-1,3-glucano del lievito da panificazione che ha la caratteristica di essere identificato come patogeno dai recettori di superficie dei macrofagi, il che induce il sistema immunitario ad alzare il livello di guardia stimolando la fagocitosi e la produzione di immunomodulatori.

I suoi utilizzi sono potenzialmente numerosi, in particolare per ridurre il rischio o l’intensità dei raffreddamenti, anche negli adulti che hanno un’attività fisica intensa (per es. gli sportivi) che può indebolire le difese immunitarie. In associazione con le vitamine e con gli oligoelementi di cui si è parlato precedentemente, il betaglucano può essere proposto anche nel bambino o nell’anziano per ovviare alla stanchezza e alla fragilità immunitaria.

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